Che strano giorno ho scelto per aprire la porta della mia mente.
In questo giorno ricorre un anniversario particolare, il bombardamento su Nagasaki che segue di tre giorni quello su Hiroshima.
Era mattina presto, le 8:16 minuti del 6 agosto quando l'aeronautica militare statunitense sganciò la bomba atomica su Hiroshima. L’esplosione della bomba atomica avvenne a 580 metri dal suolo, e lo scoppio violentissimo provocò la morte di circa ottantamila persone. Il 90% della città fu rasa al suolo, e le fiamme divorarono in pochissimo tempo la maggior parte degli edifici presenti. Le persone sopravvissute (circa il 20% della popolazione) morirono successivamente per avvelenamento a causa delle radiazioni e per le necrosi sopraggiunte. L’America, non ancora soddisfatta, pianificò il secondo attacco che venne attuato il 9 agosto 1945 contro la città di Nagasaki. I due gravissimi episodi, verificatisi a breve distanza l’uno dall'altro, piegarono il Giappone alla resa, che avvenne il 15 agosto 1945, la Seconda Guerra Mondiale era ormai terminata.
Agli occhi degli Stati Uniti e del mondo questo sembrò il prezzo da pagare per ottenere la fine di anni di atrocità. Tibbets, il pilota dell'Enola Gay, l'aereo che sganciò la bomba, e molti altri sostengono che la bomba risparmiò migliaia di nuove vittime, da sacrificare se si fosse resa necessaria l'invasione del Giappone, e che non meno distruttivi e sanguinosi furono, per la loro intensità, i bombardamenti convenzionali. Questa esperienza lasciò comunque tracce indelebili, è sufficiente riportare la drammatica esclamazione proferita dal capitano Robert Lewis subito dopo lo scoppio: «Mio Dio, che cosa abbiamo fatto?». Theodore van Kirk, navigatore di bordo sull'Enola Gay, ammise: «Io lasciai Hiroshima, ma Hiroshima non lasciò mai me».
Ciò che successe in quei due giorni segnò la storia e la memoria di un intero paese. Il Giappone ogni anno ricorda le migliaia di vittime di solo due bombe.
Chiunque sia appassionato del Giappone, della sua storia, delle sue usanze, come me, si imbatte nel ricordo indelebile di quella tragedia in ogni aspetto anche del quotidiano, dai manga agli anime, all'arte e ai riferimenti sociali e culturali. Nella mia insaziabile sete di conoscenza qualche anno fa mi imbattei in un libro che, a mio parere, è uno dei più commuoventi resoconti di quei giorni: "Hirohima", di Hersey John. "Nato da un reportage in Giappone a pochi mesi dall'esplosione, "Hiroshima" è una radiografia del male: il racconto della più grande catastrofe che l'uomo abbia provocato, ricostruito attraverso le vicende di sei esseri umani catapultati nell'inferno allucinante di un fungo radioattivo. Per milioni di uomini e donne, per una generazione di americani ed europei che non riusciva neppure a immaginare i giapponesi, le vittime della bomba ebbero di colpo nome, volto, storia. Quarant'anni dopo la prima pubblicazione, John Hersey è tornato a Hiroshima alla ricerca delle sei persone di cui aveva raccontato la vicenda. Il suo lavoro si arricchisce così di un nuovo capitolo conclusivo. Per continuare a scuotere la coscienza dell'umanità."

Nessun commento:
Posta un commento